UOMO

PROBLEMI UROLOGICI

Introduzione ai problemi urologici

IPERTROFIA PROSTATICA

Introduzione alla ipertrofia prostatica

Ipertrofia Prostatica

A cura del Dr. Giovanni Beretta

Il “Quaderno di Iperplasia Prostatica” (suppl. 39 “Science Art”, 1994) ci fa da guida pratica dai primi segni clinici di questa malattia.
La sua incidenza sempre più alta e tende ad aumentare con l'età, si calcola che in Italia più di 2 milioni di pazienti in un anno vengano trattati chirurgicamente o farmacologicamente per una iperplasia prostatica benigna.
Con la definizione iperplasia prostatica si intende l'ingrossamento della prostata, che inizia dai tessuti circostanti l'uretra e fa aumentare anche di due o tre volte la dimensione della ghiandola.
Agli uomini oltre i 40 anni può capitare di rivolgersi al medico per disturbi della minzione.
In particolare, si possono riscontrare:

  • Difficoltà a iniziare la minzione;
  • Ritardi nella fuoriuscita dell'urina, che risulta più scarsa del solito;
  • Flusso urinario intermittente e con “sgocciolamenti”;
  • Maggiore frequenza dello stimolo di urinare;
  • Difficoltà a rinviare nel tempo la minzione.

Alcuni di questi sintomi possono essere dovuti a delle comuni infezioni urinarie e quindi scomparire dopo una terapia adeguata.
Se i disturbi si protraggono nel tempo e addirittura tendono ad aggravarsi può trattarsi di un problema di prostata.
Perché avviene? Non si conosce una causa specifica, ma si sa di certo che questo ingrossamento dipende in parte dall'ormone maschile, il testosterone.

L'iperplasia prostatica è un fenomeno raro prima dei 40 anni.
E' stato calcolato che coinvolga circa il 30% degli ultracinquantenni, fino a superare il 60% delle persone oltre i 70 anni.
Inoltre il 30% di chi raggiunge gli 80 anni ha buone probabilità di doversi sottoporre a un intervento chirurgico.

I tessuti che formano la ghiandola iperplasica sono costituiti essenzialmente da fibre muscolari.
Se con l'età questi tessuti perdono di elasticità, ciò contribuisce a ostacolare una normale funzione urinaria.

Le caratteristiche di questa malattia, che viene ritenuta segno di vecchiaia ed erroneamente associata all'impotenza, possono indurre il paziente a drammatizzare sintomi minimi o, al contrario, a non voler dichiarare sintomi significativi.

Per verificare lo stato di salute della prostata si possono compiere esami clinici, ecografie ed esami di laboratorio:

Esplorazione rettale
Per verificare se c'è un ingrossamento della prostata l'esame più semplice e immediato è la palpazione diretta della ghiandola attraverso l'esplorazione rettale.
Con questo esame si hanno informazioni sulle dimensioni e la consistenza (dura o mole) della ghiandola che possono escludere la presenza di un tumore.
Dopo i 50 anni l'esplorazione andrebbe eseguita ogni 2 anni insieme alla determinazione del PSA.

Ecografia transrettale
Viene effettuata di norma prima e dopo la minzione.
In questo modo permette non solo di verificare dimensioni, forma e Doppler vascolare della prostata, ma anche di misurare se vi è stato uno svuotamento completo della vescica.
La vescica dopo la minzione dovrebbe essere completamente vuota.

Uroflussometria
Urinando in appositi contenitori si riesce a valutare la presenza di ostruzione del flusso urinario e se vi è un residuo di urina nella vescica.

Dosaggio del PSA
Un test di laboratorio, marker diagnostico tumorale, risulta molto utile anche per seguire il decorso dell'iperplasia tumorale benigna.
I livelli di PSA infatti sono strettamente correlati all'età del paziente e alle dimensioni della ghiandola prostatica.
Questo parametro si modifica anche in presenza di carcinoma prostatico, ma in modo più marcato.
L'iperplasia prostatica non rappresenta un fattore di rischio per lo sviluppo del carcinoma prostatico.
Si possono considerare non indicativi di malignità valori di PSA inferiori:

  • a 2.5 ng/ml fino ai 49 anni;
  • a 3.5 ng/ml fino ai 59 anni;
  • a 4.5 ng/ml fino ai 70 anni;
  • a 6.5 ng/ml oltre gli 80 anni (Oesterling, Mayo Clinic, USA).

Oggi nella terapia farmacologica vengono impiegati diversi gruppi di farmaci:

Derivati di alcune piante ( Pygeum africanum, Serenoa repens ) che riducono i sintomi riportando reali miglioramenti, soprattutto nel breve termine in base ad un meccanismo di azione ancora non chiarito scientificamente;

  • Bloccanti dei recettori alfa – 1 con azione diretta sulla componente muscolare;
  • Farmaci che agiscono sulla funzione ormonale attraverso interferenze con il metabolismo del testosterone.

Il fallimento della terapia farmacologia e il peggioramento della sintomatologia rappresentano di per se l'indicazione alla terapia chirurgica. L'obbiettivo della chirurgia e di ripristinare la funzione urinaria, eliminare il residuo vescicole ed eventuali danni a carico del rene.

Il trattamento di riferimento è rappresentato dalla chirurgia endoscopica.
Si tratta di interventi poco invasivi in anestesia loco-regionale e ricovero di breve-media durata.

Questi interventi (resezione e l'incisione transuretrale) sono possibili quando la prostata non ha superato i 50 g di peso (normale=20g).
In caso di prostate molto ingrossate si deve necessariamente ricorrere all' intervento chirurgico tradizionale, a cielo aperto.

Interventi di questo tipo presentano però una serie di inconvenienti che giustifica la terapia farmacologia iniziale per procrastinare il più a lungo possibile l'intervento chirirguci:

  • comparsa di recidive della sintomatologia clinica;
  • incontinenza urinaria;
  • disturbi dell'attività sessuale, soprattutto eiaculatori.
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