Mese: Marzo 2019

Pillole di Nutrizione 2

Disbiosi e Patologie Metaboliche
E’ ormai chiaro, come dimostrato da vari studi, che alla base del vertiginoso aumento dell’incidenza di patologie metaboliche (come, per esempio, obesità e diabete) osservato negli ultimi vent’anni non vi siano solo le mere e cattive abitudini alimentari o la mancanza di attività fisica, né tantomeno le mutazioni o i polimorfismi genetici, che non devono quindi essere considerati gli unici fattori responsabili. La composizione e la fisiopatologia del microbiota intestinale (ovvero i cento miliardi di microbi che ospitiamo il nostro intestino, appartenenti a centinaia di specie diverse) sono ormai oggetto di studio da molto tempo e, ad oggi, si ritiene che il microbiota intervenga nella modulazione dei meccanismi responsabili del nostro stato di salute o malattia. Tali meccanismi vanno dalla produzione di energia (se non avviene correttamente si possono determinare patologie metaboliche), alla difesa contro organismi patogeni, sino alla modulazione dell’attività neuroendocrina. L’equilibrio nella composizione delle comunità microbiche composte da batteri commensali, simbiontici e patogeni può risentire di diversi fattori come: abitudini alimentari non corrette, uso e abuso di farmaci, fumo, attività fisica, stress fisico (ad esempio ustioni), consumo di alcool, etc. L’instaurarsi di uno stato di disbiosi (malfunzionamento del microbiota) porta ad uno stato infiammatorio cronico sia a livello locale (tratto gastrointestinale) che sistemico (in tutto l’organismo come obesità, dislipidemie, ipertensione, diabete, malattie cardiache). All’infiammazione della parete intestinale può seguire la leaky gut syndrome (sindrome dell’intestino gocciolante), situazione in cui la parete intestinale diviene porosa e lascia entrare allergeni, batteri, funghi e altre sostanze che normalmente non la attraverserebbero. Quali possono essere le conseguenze? Risposte immunitarie locali o sistemiche (malattie autoimmuni), patologie cronico-degenerative, tumori. L’endotossinemia metabolica che ne consegue può, inoltre, attraverso una maggiore produzione di grelina, aumentare il senso di fame, inducendo l’instaurarsi di un circolo vizioso (cattive abitudini alimentari- disbiosi- maggior produzione di grelina- aumento appetito- cattive abitudini alimentari). Un consumo eccessivo di zuccheri raffinati, alimenti processati, conservanti, contaminanti alimentari, farine raffinate, una dieta con scarsa quantità di frutta e verdura e quindi di fibra, possono determinare una disbiosi persistente e cronica. Dunque il microbiota (intestinale e non solo) deve essere inteso come un organo complesso che svolge moltissime funzioni, fondamentali per il nostro stato di salute, e deve essere considerato il target terapeutico per la prevenzione e cura di molte patologie. Il corretto microbiota si raggiunge e mantiene attraverso la scelta consapevole di alimenti e sistemi alimentari, un’adeguata attività fisica, l’astensione dal consumo eccessivo di bevande alcoliche e dall’uso di farmaci se non strettamente necessari (abuso antidolorifici per esempio).

Dr.ssa Grieco Maria Laura

Per approfondire:

Cani PD, Delzenne NM. The Role of the gut microbiota in energy metabolism and metabolic disease. Curr Pharm Des 2009; 15:1546-58
Brown K. Diet-Induced Dysbiosis of the Intestinal Microbiota and the Effects on Immunity and Disease. Nutrients. 2012 Aug; 4(8): 1095–1119

Pillole di Nutrizione 1

Per iniziare cito testualmente quanto definito da parte dell’Istituto Superiore di Sanità in materia di prevenzione primaria: “La Prevenzione Primaria ha il suo campo d’azione sul soggetto sano e si propone di mantenere le condizioni di benessere e di evitare la comparsa di malattie. In particolare è un insieme di attività, azioni ed interventi che attraverso il potenziamento dei fattori utili alla salute e l’allontanamento o la correzione dei fattori causali delle malattie, tendono al conseguimento di uno stato di completo benessere fisico, psichico e sociale dei singoli e della collettività o quanto meno ad evitare l’insorgenza di condizioni morbose. L’insieme di questi interventi è pertanto finalizzato a ridurre la probabilità che si verifichi un evento avverso non desiderato (riduzione del rischio)”. Molte patologie derivano da una scarsa cura delle abitudini alimentari e più in generale da una mancata visione d’insieme di quello che deve essere uno stile di vita appropriato in cui non manchino un’attivita’ fisica moderata ed una particolare attenzione nella scelta degli alimenti. La prevenzione a tavola parte, per forza di cose, dallo studio delle vie metaboliche che legano l’insorgenza di molte patologie (cardiocircolatorie, forme tumorali, diabete, ecc…) al nostro stile alimentare e all’assunzione reiterata e massiva di alcuni alimenti in luogo di altri. I nutrienti, infatti, possono influenzare l’espressione genica, predisponendo a stati patologici. Da questo assunto nasce la Nutrigenetica, una scienza di ultima generazione, che studia il singolo individuo mettendo le sue caratteristiche in relazione con la sua alimentazione e il suo metabolismo. Considerando quali alimenti siano in grado di danneggiare o proteggere i nostri geni (si tratta di risultati scientifici non di indicazioni generiche) si possono poi studiare protocolli da applicare alle nostre abitudini alimentari. Il programma alimentare dovrebbe poi essere volto a correggere, qualora necessario, l’indice di massa corporea, portando il soggetto a perdere peso se necessario. E’ ormai noto che in linea di massima chi è in sovrappeso ha la tendenza ad ammalarsi di più e chi si ammala, se in sovrappeso, ha più difficoltà a guarire. Meglio quindi mantenersi normopeso e, se non lo si è, ritornare ad esserlo. Personalmente però non mi focalizzerei soltanto sul famigerato BMI (Body Mass Index o Indice di Massa Corporea- che mette in relazione altezza e peso: peso in Kg/altezza in m²), mirerei piuttosto a correggere la circonferenza addominale, questo perché esistono sempre più evidenze che il grasso depositato all’interno dell’addome sia il più pericoloso. Anche i magri con la pancetta hanno più rischio di ammalarsi. Quindi riportiamo o manteniamo la circonferenza addominale entro i limiti consigliati (non più di 80 cm per le donne, non più di 100 cm per gli uomini). L’eccesso di grasso addominale, con meccanismi complessi, determina livelli ematici più elevati di glucosio, insulina, fattori di crescita, fattori dell’infiammazione, ormoni sessuali (nelle donne) e chi ha questi valori più alti, anche se è snello ma ha grasso addominale in eccesso, si ammala di più, guarisce di meno, è più a rischio di ammalarsi nuovamente qualora guarisca. Che tipo di dieta seguire, quindi, per prevenire le patologie più comuni? Il paradosso delle diete dimagranti particolarmente restrittive è che alla lunga diventano, per diversi motivi, ingrassanti e comunque, essendo monotone, possono causare patologie da carenza e stancano il soggetto che le segue. Spesso si perde peso e poi si riprendono più chili di quelli persi. La dieta Mediterranea è patrimonio dell’UNESCO dal 2010, questo riconoscimento non è stato dato a caso, essa infatti costituisce il modello alimentare più appropriato per mantenerci sani, prevenendo le malattie. Decidiamo quindi di mangiare bene, senza aver fretta di perdere peso, seguendo la dieta mediterranea, la riduzione del peso verrà di conseguenza e contribuirà a mantenere il nostro stato di salute. Nelle prossime settimane inserirò alcune schede sulle principali categorie alimentari che vanno a comporre la dieta Mediterranea, in modo da far capire l’importanza di ogni singolo elemento di questo modello dietetico complesso e soprattutto nutrizionalmente completo.

Dr.ssa Maria Laura Grieco